Amanda Lear
La Pina
Elio
Matteo BordoneSuccesse così. Per uno di quei colpi di fortuna sfacciata che se non arrivassero da soli non te li potresti neppure immaginare.
In quel periodo ero una squattrinata universitaria e mi potevo concedere pochi extra, ben dosati e molto attesi. Era il 1994 e mi aggiravo in libreria alla ricerca di qualcosa di bello. Su una pila, un'etichetta “smart price” diceva che con l'acquisto di un tascabile si sarebbe ricevuto un'edizione Feltrinelli in omaggio.
La scritta non mi aiutava a capire esattamente che cosa stavo per vincere ma l'idea di pagare un libro e portarmene a casa due mi parve meravigliosa.
Ero tentata da titoli poco conosciuti ma poi optai per prendere un grande classico che non avevo ancora letto: un po' perché quando hai pochi soldi punti ad avere almeno i capi base in guardaroba e un po' perché, quando si è letto ancora poco, si ha spesso la sensazione che per arrivare a leggere i contemporanei prima si dovrà affrontare l'intero scibile letterario.
Fatto sta che arrivata alla cassa, timidamente, chiesi quale libro avrei avuto in omaggio e la commessa mi allungò un volumetto dalla copertina nera. Al suo interno intravidi disegni e riquadri anziché righe e pensai un po' delusa “Ah ecco la fregatura: non è un libro, è un fumetto”.
Intendiamoci: io adoravo i fumetti. In quel periodo Dylan Dog era all'apice del successo editoriale e lo scambio di manga giapponesi era alquanto comune tra i miei conoscenti.
Un amico con velleità da disegnatore, che però studiava da ingegnere, mi aveva spiegato che negli anni '70/'80 era nata una rivista chiamata Valvoline. Lui ne parlava come se ci fosse stato di persona e diceva che da lì era nata una generazione di disegnatori che non facevano semplici fumetti: si chiamavano “i fumettari” e disegnavano tavole d'essay.
Non che io capissi veramente la differenza tra fumettari e fumettisti, a me sembrava un po' come dire Inter o Milan. Però l'amico mi mostrò la storia di Pompeo, scritta e disegnata da Andrea Pazienza, e mi fu subito chiaro che Walt Dinsey non l'avrebbe mai pubblicata.
Insomma avevo in testa delle macro distinzioni, ben confuse: da un lato c'erano i fumettisti classici che disegnavano Topolino, Batman, Martin Mystere e dall'altro c'erano i fumettari, come Pazienza.
Ma ancora non mi sapevo orientare così, quando la commessa mi diede in mano il libro omaggio, pensai ecumenicamente ad “un fumetto”, senza saper dire se fosse milanista o interista.
Il testo si chiamava “L'uomo alla finestra” si Mattotti e Ambrosi. Il mio amico, quando lo vide, cominciò a sbavare come un sanbernardo e me lo chiese in prestito non appena l'avessi finito di leggere. “Addirittura...” pensai.
Mi ci misi a metà pomeriggio, convinta che un'oretta mi sarebbe bastata: “In fondo sono fumetti...” Ed invece ci impiegai di più. Non saprei quantificare il tempo ma ricordo che ebbi la sensazione di essere atterrata su un pianeta diverso, sul quale ogni regola fisica era solo in parte simile a quelle già conosciute. Anche il tempo si dilatò.
Voi mi direte che questo accade per ogni buon libro ed io non posso darvi torto. Il fatto è che non mi aspettavo affatto di ritrovarmi a leggere un romanzo: non avevo forse in mano un fumetto?
Il testo era pieno di amarezza e disincanto, i disegni mi sembravano quasi brutti eppure mostravano esattamente il mondo del protagonista. Dopo il mio iniziale shock pensai che, proprio come quando avevo letto per la prima volta Celine, forse dovevo rinunciare all'estetica rassicurante e navigare un po' a vista.
Mi piacque. Non sapevo esattamente cosa fosse quello che avevo letto, perché aveva le sembianze del fumetto e l'intensità del romanzo, però mi piacque.
Fu allora che mi misi un po' a cercare e scoprii che nel mondo, oltre la mia limitata conoscenza delle cose, quei libri avevano addirittura un nome: si chiamavano GRAPHIC NOVEL.
Nel '94 reperire informazioni era ancora difficile perché internet non aveva ancora la diffusione di oggi. Così ci impiegai mesi a trovare quello che oggi si trova con un click...
FOSCA


The Big Bang Theory è una sit-com americana che va in onda ogni lunedì sul canale americano CBS.
Il telefilm (arrivato alla seconda serie) racconta le disavventure di due giovani fisici completamente NERD, geni assoluti, socialmente disadattati e il più delle volte persi in realtà virtuali apparentemente insensate.
Sheldon è il più "a beautyful mind" (e l'attore che lo interpreta è un GENIO!) mentre Leonard ha ancora qualche speranza di accedere ad un contatto con la realtà.